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di FRANZINA BILARDO – 

Ubi maior minor cessat.

I latini usavano questa locuzione – che poi è diventata anche la nostra, del mondo moderno – per descrivere quelle situazioni in cui, di fronte ad un problema grave e prioritario, è giusto mettere in secondo piano tutte le possibili minuzie accessorie.

Guerre, terremoti, uragani, catastrofi ambientali e … pandemie come il coronavirus, rendono urgente ed indifferibile solo la salvezza delle vite umane. Tutto il resto è secondario.

Ma siamo sicuri? Non è detto. Anzi, non è proprio così.

La storia dimostra come quasi tutte le disgrazie naturali siano state straordinari fertilizzanti di ruberie, abusi, corruzione ed omissioni ai danni della collettività.

Anche quanto accaduto nelle nostre, ricche e prestigiose, R.S.A. – inverecondo teatro della falcidie di incolpevoli e indifesi nonni d’Italia – non è stato affatto colpa della mera e disgraziata mano dell’avverso Covid 19.

Se i nostri vecchi, in volontaria e rigorosa auto quarantena da anni, si sono ammalati e sono morti è anche perché vi è stata una precisa elusione di alcune severe e precise regole di diritto, ad iniziare da quelle vigenti nell’ambito delle strutture societarie che operano sotto l’ombrello protettivo del Servizio Sanitario Nazionale, da cui attingono a piene mani i loro mercati oligopolistici, quotidianamente oliati a suon di denaro pubblico anche parzialmente proveniente dalle casse delle Regioni o dei Comuni di appartenenza.

Elusione di regole di diritto semplici, chiare ed univoche dettate, già nel 2001 in tema di Responsabilità Amministrativa degli Enti (D.Lgs. 231/2001), già nel 2008 ad opera del T.U. sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, già nel 2012 in seno alla Riforma Anticorruzione (la c.d. Legge Severino), già nel 1930 dal Codice Penale (noto come codice Rocco).

Regole e leggi soventemente dimenticate in tanti salotti culturali e televisivi all’insegna dell’aria bollita mista all’acqua fritta.

Purtroppo, i nostri vecchi non sono morti solo per il Coronavirus. E bene stanno facendo tante Procure d’Italia ad andare sino in fondo.

Sono morti – anche e soprattutto – perché sono state buttate nel cestino di un elegante studio manageriale le plurime note di allarme infettivo diramate dalle Autorità Sanitarie già dal mese di gennaio.

Sono morti perché ha fatto comodo a tanti sottacere:

  • che i titolari delle R.S.A. sono a tutti gli effetti incaricati di pubblico servizio che non si possono permettere di considerare le loro strutture (a fortiori quelle convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale) come la dependance di casa propria;
  • che l’illegittimo licenziamento o allontanamento dei dipendenti che osano denunciare il muro di omertà e di colpe gestionali è severamente punito dall’importante istituto anticorruzione denominato wistleblowing, esaustivamente presidiato da efficaci norme di salvaguardia istituzionali oltreché dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC);
  • che i Responsabili della prevenzione della corruzione e gli Organismi di Vigilanza 231 dovrebbero essere attivi nel prevedere, controllare, vigilare e prevenire reati, omissioni e distorte modalità comportamentali all’interno delle strutture societarie, private, partecipate o pubbliche che siano.

Oggi ci si giustifica con la risibile motivazione che nessuno gli aveva detto di fare indossare al personale le mascherine di protezione, che peraltro non si trovavano in farmacia …

Nel 1919 – ben un centennio fa, ai tempi della spagnola – le mascherine se le facevano a casa con i ritagli di lenzuola sdrucite …

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